domenica 10 febbraio 2008

La lettera accartocciata (di Luca Gaudiano)

Non riesco a prendere sonno. Come ogni notte. Mi sembra sempre di non avere fatto abbastanza - non stare in ansia, mi ripeto. Ma serve a poco.
E poi stasera me lo merito di dormire di meno: ho trovato per strada una strana missiva - chissà chi l'ha scritta - abbandonata. Accartocciata in disparte.
Desidero che la leggiate anche voi. In fondo riguarda molti. L'anonimo l'ha intitolata "Lettera alla ragazza che amerò."

Lettera alla ragazza che amerò

"Ti noterò perché avrai lo sguardo perso in qualche pensiero leggero e sorriderai, interdetta. Ti noterò perché avrai le spalle strette e la pelle lucida sotto il sole della primavera che non vuole arrivare. Ti noterò perché avrai un tono della voce diverso, squillante, argentino. Ma parlerai a voce bassa.
Mi innamorerò di te per quella tua determinazione a raggiungere ciò in cui credi, contro chiunque. E qualunque avversità. Mi innamorerò delle tue labbra arrossate dal desiderio di desiderare, e delle mani ansiose di stringere, carezzare, sfiorare. Mi innamorerò di quel modo che avrai di farmi capire che ti piaccio. E che ti piace il mio modo di pensare e di parlare.
Ti noterò e mi innamorerò del silenzio che sarai capace di sopportare, non prevaricando quel sottile strato di inevitabile isolamento che tendo a creare attorno a me. Mi sorprenderà la naturalezza con cui saprai cristallizzare la mia attenzione sulla morbidezza dei tuoi capelli e del tuo incarnato fine. Ti avrò notato, avrò respirato già l’odore buono del tuo viso e mi sarò innamorato del tuo modo di esprimere le idee. Le tue idee.
Saremo sdraiati a fianco, tremando la nostra prima volta, fremendo di desiderio, ma temendo la concretezza che riduce. Scherzeremo e ci prenderemo dolcemente in giro. Poi, il tuo sguardo mi convincerà a bloccarti sotto di me e a toccare ogni piega del tuo corpo disteso.
Prima di fondere la nostra vita, però, te lo prometto fin d’ora, ti chiederò di non volere possedere tutto il mio essere. Ti pregherò di non volere mai diventare l’assoluto per la mia esistenza. Ti scongiurerò di evitare con tutta te stessa, con tutta la tua amorevole forza, di rubarmi lo spazio necessario a comprendere la vita al di là di te. Di volere a tutti i costi entrare anche nell’ultima rocca del mio castello di incertezze, e di profanare il mio sacrario di ricordi e sogni.
Tu dirai di sì, mi rassicurerai, lo prometterai. Ma nel vento e nella sabbia. Al tuo inconsapevole spergiuro io crederò come un bambino che si fida del suo adulto preferito. E sarà in quel momento che mi avrai già tradito. Io lo comprenderò quasi subito, ma penserò che si tratta del piccolo prezzo che costa l’Amore. E sbaglierò, cazzo se sbaglierò!
Ti amerò e mi amerai, ma saranno amori diversi, il mio tenderà a metterti sempre più in disparte, il tuo a fare di me sempre più la tua sola ragione di vita, il tuo solo spazio in cui respirare: due malattie diverse e configgenti, due paradossi che si srotoleranno ai piedi della nostra diversa capacità di tollerare ciò che non condividiamo e che ci fa male. E nel dolore dell’incomprensione cammineremo insieme per molto tempo, a fianco uno dell’altra.
Invecchieremo nell’amore e nella sola certezza che tutto questo non potrà continuare. Così non potrà continuare. Cercheremo soluzioni, ci arrovelleremo nel tentativo velleitario di aggiustare un giocattolo che, quando si rompe, anche se lo aggiusti, non funziona mai come prima. E ci lasceremo, probabilmente ci lasceremo. Oppure resisteremo, guerriglieri senza tempo e senza confini, sperduti nella tundra umida del pianto riservato e discreto.
Ti amerò anche allora, perché sapevo fin dall’inizio che non avresti fatto sceneggiate, che non rientrano nel tuo stile sobrio, capace, disciplinato, quasi militare. E ti amerò anche allora, perché non mi sfuggirà il tuo sguardo deluso dalla vita che non sa tornare indietro. Piangerò leggendo le lettere che saremo scritti e che avremo nascosto subito dopo: saranno intrise di parole tutte nostre, di nostre pagine scritte con l’inchiostro della nostra vita di estranei, incapaci di ammettere la malattia dell’amore che è sempre a tempo determinato.
Ti amerò per la dignità che metterai a nudo quando mi farò scoprire tradirti e per la bravura che avrai nel tenermi nascosto le tue storie parallele. Sarai perfetta, non ti sfuggirà di te il benché minimo segreto né il più piccolo dettaglio di me. Saremo vecchi e belli. Insieme, mentre ci allontaniamo. Per sempre.
A pensarci ora, questa sarà la grande avventura che, fortunati, potremo raccontare di avere vissuto: ne vale la pena, no? Anche se dici di no, e non potresti dire altrimenti, so che dentro di te sei consapevole che sarà davvero così e sarà maledettamente meraviglioso.
Desidero dirti tutto questo adesso, quando ancora nemmeno ci conosciamo. Né ci siamo mai visti prima. Voglio già abbracciarti, tentazione di dolore lancinante. Desidero farlo ora, quando sarebbe il gesto più puro della nostra distillata condivisione.
Permettimi questo sorriso amaro, permettimi questa licenza assurda e candida. Permettimi di non farlo dopo, quando sarà inevitabilmente pesante e recriminante.
Ti amerò, non ancora tuo."

Strano messaggio nella bottiglia nel mare postmoderno. Strano davvero. Ora posso andare a letto: mi sento più leggero.

Continua...