sabato 15 dicembre 2007

"Etyb" (di Mario Govoni)

Etyb si sentiva fuori fase ... forse era stato colpito da quell'epidemia della quale aveva, vagamente, sentito parlare. Era un po' che provava quella sensazione, come se il suo codice fosse stato scritto alla rinfusa o, meglio, alla rovescia. Aveva quasi la sensazione di essere una lampadina spenta con l'interruttore aperto, oppure una lampadina accesa con l'interruttore chiuso. Certi giorni, poi, era come l'ago di una bussola che, anziché puntare al nord, indicasse tutti gli altri punti cardinali ... strana sensazione veramente.

Il peggio, poi, era che gli erano venute all'orecchio voci strane: pareva che, lì vicino, ci fossero altri tipi “strani” come lui e che i “normali” e gli “strani” lottassero tra loro, lasciando alle loro spalle terra bruciata. Fortunatamente, però, Etyb si sentiva al sicuro e pensava di non correre rischi con i “normali” ... in fondo lui si faceva gli affari suoi e, pur nella sua stranezza, non dava fastidio a nessuno.
Il tempo passava ma le cose, anziché andare meglio, sembravano, impercettibilmente ma inesorabilmente, peggiorare ... era come se il disco della vita ruotasse rallentato da un mare di melassa.
Etyb era perplesso, mai gli era capitata una cosa simile ... prima le sue personali sensazioni, poi la percezione del mondo circostante ... tutto gli sembrava, stranamente, fuori posto. Non aveva esperienze in proposito, non aveva idee, non sapeva cosa avrebbe potuto riservargli il futuro, ma era speranzoso. Sì, indubbiamente, tutto sarebbe tornato a posto, sarebbero cessati i disordini, “strani” e “normali” avrebbero vissuto in pace fianco a fianco, la vita avrebbe ripreso il suo solito, monotono, andamento, con suo enorme sollievo.
Nel frattempo, in un altrove del quale Etyb ignorava anche l'esistenza, l'occhio di dio si posò su un messaggio di avvertimento:
“Elimina Partizione Primaria
Tutti i dati sul volume andranno perduti.
Continuare?
Sì - No”
Dopo un tempo che a Etyb sarebbe sembrato eterno, dio sembrò prendere una decisione. Con un movimento lentissimo, quasi irritante, la mano di dio si mosse e spostò il mouse. Il movimento dal tavolo di dio si portò sul monitor e il cursore si avvicinò inesorabilmente al “Sì”.
Ancora un momento di impercettibile ripensamento, poi la mano di dio, anzi il suo dito indice, con un colpetto sul tasto sinistro del mouse, scatenò il giudizio universale.
In quello stesso, preciso istante sul mondo di Etyb si accese il fuoco di mille fulmini, la vampa di un calore elettromagnetico sembrò sciogliere tutto, aratri terribili solcarono il disco della vita e, in un silenzio irreale, tutti, gli “strani” e i “normali”, scomparvero, trasformati in una sorta di informe marmellata.
In quell'unico istante Etyb capì che la sua vita, in quel ciclo, era finita, e quella consapevolezza si fuse col nulla.
La mano di dio spostò nuovamente il mouse ... una finestra si chiuse.

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venerdì 14 dicembre 2007

Un grazie ...

A Luana De Santis, mia allieva e amica, che ha realizzato il logo di questo blog.
Mi scuso con lei se, per una dimenticanza (legata forse alla vecchiaia avanzante) non ho provveduto prima a renderle l'onore che merita.
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giovedì 13 dicembre 2007

"Tutte le luci del mondo" (inedito di Daniela Veneri)

1.
Non riesco a trovare una posizione comoda. Ho freddo, e non riesco a riscaldarmi nemmeno con questo sole. Le ossa mi stanno marcendo, questo dolore perenne, puntuale, pungente mi fa contorcere la gamba come fosse un’anguilla. La testa, con il gelo e l’umidità che preme per ore, si scatena in pensieri strani, che si incanalano in dei tunnel di ricordi ricomposti in un filmato inverosimile. Non sento più le dita dei piedi, credo che il mignolo destro sia in cancrena. La tosse mi percuote il corpo come una scossa. Mi viene quasi da vomitare. Le coperte non trattengono questo dicembre gelido lontano dalla terra e da me. Ho fame. Vorrei un cappuccino caldo, con una di quelle focaccine del bar del mio paese, soffici e piene di crema. Le piaghe all’inguine mi bruciano. Sono settimane che non mi lavo. La mia Sara, la vedo, mentre corre tra le giostrine, mentre corre balzelloni e grida “Papà papà andiamo sul Bruco Mela? Ci andiamo? Ti prego ti prego ti prego…”. L’ultima volta che ho visto i suoi occhi neri e la sua pelle rosa e trasparente sotto le mie mani. L’ultima volta che l’ho stretta e le ho parlato. Gli ultimi 20 euro spesi tra caramelle, la giostra dei cavalli e le patatine fritte. L’ultima volta che sono stato nel loro mondo, nel mondo delle luci.

2.
“Quando quando? Quando la finirai di fare il bambino e crescere Daniel? Siamo ancora in ritardo sull’affitto, mi servono i soldi per la spesa. Non si può andare avanti così, è chiaro? Devi trovare un modo per trovare i soldi…fatti dare l’aumento o cerca un altro lavoro. Sono mesi che facciamo la fame…e perché? Perché ti sei fidato di quello stronzo di tuo cugino a comprare le azioni della Parmalat! Senza chiedermi niente. Io Daniel non ce la faccio più, non so più perché stiamo ancora insieme”. Io ti ho guardavo assente, non avevo colto la disperazione che ti aveva invasa e la depressione nella tua voce. “Non dici niente? Non fai niente per rassicurarmi?”. Sara si era affacciata dalla cameretta. L’ ho vista con la coda dell’occhio e le son andato incontro. Ho sempre odiato che lei assistesse ai nostri litigi. “Cristina stai esagerando, non siamo sul lastrico, dobbiamo solo rimetterci in sesto”. “Rimetterci in sesto?! Non abbiamo un euro Daniel, 3 mesi di debito col padrone, le bollette scadute da un mese, i tuoi che non ci danno una mano e io non posso lasciare Sara da nessuno, né cercarmi un lavoro…Ha ragione mio padre, la miglior cosa sarebbe che io tornassi a casa sua con Sara”. “Tuo padre? Perché non mi dà quei 3 mila che gli ho dato 4 anni fa eh? Invece che incita sua figlia a lasciare il marito. Tu non te ne vai da nessuna parte capito? Nessuna va via da qua. Siamo una famiglia!”. “Ah bella famiglia! Siamo quasi in mezzo ad una strada perché sei un uomo senza coglioni. Ti hanno preso per il naso tutti, tutti quanti e non ti sei mai fatto valere. Sei un perdente, un fallito e io non ci affondo con te”. Sara mi stringeva forte il collo, il viso nascosto nella mia spalla. “Non avere paura piccolina mia, non è niente dai…”. “Ma la mamma è arrabbiata, perché?”. “No, è solo un po’ stanca, sai come quando tu fai i capricci dopo cena perché vorresti ancora giocare, ma crolli dal sonno? Uguale la mamma…”. “Ma vado dal nonno domani?”. “No, domani no, un altro giorno. Ora andiamo a lavarci le manine”. Mi davi le spalle mentre pelavi le patate. “Cri, lo so, non è un momento bello…ma vedrai cambierà”. Ti sei fermata, forse volevi girarti per dirmi qualcosa, forse altri improperi. Invece hai ripreso il tuo lavoro e hai tirato un lunghissimo respiro. E mentre stavo andando verso il bagno a controllare Sara, la tua voce mi ha seguito. “Daniel, io non ti amo più”.

3.
I suoi capelli sottili e profumati non li ho scordati. Si può vivere senza una poltrona, senza cena e pranzo sicuri, senza televisione, macchina, senza vestiti puliti, senza telefono, senza un letto. Ma un uomo che perde tutto, perde se stesso. Il mondo scorre attraverso i discorsi di chi ti passa accanto. Il tempo,quello, devi impegnarlo e non è semplice. Io spesso vado vicino alle scuole o ai giardinetti. Quando c’è stato il circo mi sono fatto anche un paio di chilometri a piedi. Non ricordo quando, ma tutto ha iniziato a diventare ombra, sempre più buio. Sono uno di quelli, mi hanno detto, che sulla strada c’è finito per sfiga. Io avevo una casa, una moglie e Sara. Di lei ricordo tutto, il suo rosa, il suo castano, anche se i colori sono spenti, come se tutto fosse avvenuto sempre di sera. Il mondo delle luci, il mondo della felicità qui dicono che è tutta finzione, un sogno a noi precluso. Che strano…mi ricordo anche quando andavo a scuola, mi ricordo l’esame di maturità e mia madre ed io mentre passeggiavamo allegri ad Alberobello.

4.
“Papà papà papà…”. “Cristina ti prego fermati, lasciami almeno salutare la bambina”. Non capivo, non riuscivo a focalizzare. La mattina ero andato a fare un colloquio. Lo sapevo che sarebbe andato bene, dopo tanti no, il si doveva arrivare. “Inizio tra una settimana, da Edelponte, quello degli automatismi, ricordi? Gli serve un elettricista. E mi ha detto che posso iniziare subito…Cri, hai sentito?”. “Non me ne frega più nulla. Vado da mio padre”. La tua schiena scendeva veloce giù dalle scale. E Sara piangeva mentre la tiravi per un braccio. “Cri ma hai sentito? Fermati cazzo!”. Ti sei fermata. Hai detto a Sara di scendere e di aspettarla in macchina del nonno. Lei ha desistito e mi si è attacca alla gamba. “Papà …non…voglio…andare via”. Era scossa dai singhiozzi, ho fatto per abbracciarla ma tu me la hai strappa e le hai urlato di scendere, “Vai giù subito Sara!”. Poi ti sei voltata, e mi hai fissato con occhi che non avevo mai visto. Ho capito che facevi sul serio. Ho capito che te ne saresti andata via per sempre, con Sara, che non la avrei rivista più, che non te ne fregava nulla del lavoro nuovo, che non volevi più stare con me...che sarei rimasto solo. “Io non so come farai a vivere e non mi interessa. Spero che il nuovo lavoro ti vada bene, perché non hai più nulla Daniel, domani hai lo sfratto forzato. Sai dove trovarci. Io non mi aspetto né gli alimenti né altro. Se vuoi vedere Sara dovrai stare alle regole”. Mi hai passato una busta che non ho preso. L’hai fatta cadere ai miei piedi. Mi hai guardato con sdegno. Sei scesa di qualche gradino. Poi sei ritornata indietro. “Una cosa sola voglio sapere: perché hai buttato via tutto? Perché non mi hai mai, mai, ascoltata? Perché?”. Io son stato zitto. Non sapevo cosa dirti. Io ho cercato di non rovinare mai nulla. Avevi gli occhi gonfi. Mi hai dato ancora le spalle e sei corsa via veloce. Mi sono abbassato, ho raccolto la busta e ho letto l’intestazione: Avv. Luigi Zanni, Istanza di separazione Mannini. Mi sono catapultato giù, sono arrivato sul marciapiede e ho visto una Fiat Marea che se ne stava andando. Mi sono affiancato. Guidava Pietro, tuo padre, e dietro Sara si divincolava sul seggiolino chiamandomi. Tu, immobile, non mi guardavi. “Aspetta, aspetta…Sara ti voglio bene, il papà ti vuole bene. Cristina, fermati ti prego, fermati!”. La Marea ha accelerato e io son inciampato. Una fitta alla caviglia come lama nella carne. Piegato sulle ginocchia, inspiravo profondamente. La Marea aveva girato a destra. Non la vedevo più. Vi aveva portate via, lontane. A Lugano.

5.
Ho imparato presto le regole della strada: si dorme poco, perché c’è sempre qualcuno che ruba quel poco che hai. Devi fissarti più posti per dormire e mangiare. Mai dormire da solo in luoghi isolati. Fatti dei simpatizzanti tra panettieri, salumieri e baristi, può esserci qualche boccone per te. Lavati alle fontanelle di mattina presto o la sera d’estate e di inverno nei bagni pubblici. Le scarpe sono come le gomme per una macchina: se lisce le devi cambiare e non è semplice trovare quelle giuste ai vari banchi della Caritas. Ammalati il meno che puoi: se ti becchi la polmonite sei già morto. Regola più importante: diventare insensibili alle occhiate della gente, al loro giudizio, al loro disprezzo, alla loro indifferenza. Guardano me e mi odiano perché la loro paura è più fondata di quanto credono: è più semplice diventare come me, che ricco come Briatore.

6.
La prima notte in strada. La notte che ha rubato la mia vita di prima non la scorderò mai più. Venti centesimi, tutto ciò rimasto al ritorno da Lugano. I soldi della misera liquidazione da Edelponti spesi per vedere Sara, dopo 5 mesi. Non avevo più lavoro, né macchina. Quando sono sceso dal treno erano le undici circa di sera. Esausto, sudato, affamato. Non avevo mai pensato a dove sarei andato, né a come ci sarei arrivato. Sapevo che la stazione non era posto sicuro. Mi incamminai in direzione centro storico. Dopo mezz’ora trovai un piccolo spiazzo con un paio di panchine. Ero davanti a “Santa Maria della Carità”, una chiesetta stile gotico. La notte era calda per metà maggio. Con lo zaino sotto la testa mi addormentai steso sulla panchina, con Sara nei miei sogni, la sua risata come sottofondo. Poi d’improvviso una botta alla testa, un dolore acuto, qualcuno che mi buttava a terra e mi dava calci allo stomaco, alla faccia e ancora allo stomaco. Non capivo, non vedevo. Non riuscivo a respirare. Cercavo di coprirmi la testa. Qualcuno altro mi tirò per i piedi, quello dei calci si fermò. Allora alzai la testa, aprii un occhio, e vidi 3 persone con le mani dentro il mio zaino e tutta la mia roba per terra. Setacciavano, prendevano e calciavano via. Cercai di alzarmi per scappare. Riuscii a girarmi di schiena e a trascinarmi fin sotto la panchina. Ma qualcuno mi mollò un paio di calci nei reni, mi ritirò indietro e mi diede un pugno in faccia. Buio e silenzio. Fu Don Franco che mi trovò la mattina dopo, che chiamò l’ambulanza e che mi assistette nell’attesa. Ero un mostro di sangue rappreso in faccia, la bocca tumefatta, almeno tre costole rotte. Mi fecero un sacco di domande a cui non seppi rispondere. “Dove abita? Come si chiama? Ha parenti? Ha visto in faccia i suoi aggressori?”. Mi caricarono in autoambulanza, mi portarono al pronto soccorso e mi medicarono. “Dovresti stare in osservazione almeno un paio di giorni” mi dissero. Un carabiniere mi si avvicinò. “Signor Mannini, come sta?”. “Meglio…”. “Senta…abbiamo controllato la sua situazione. Lei non ha casa, né lavoro…La sua famiglia?”. “Lugano…”. “Ieri sera, lei stava dormendo sulla panchina?”. “Si”. Respiro. Il carabiniere mi fissò. “Signor Mannini, appena può dovrebbe passare per la questura”. Ho aspettato la mattina, e dopo il giro delle sei, mi sono vestito e sono uscito di nascosto. Non avevo più niente. Nemmeno le scarpe.

7.
Stanno aprendo i cancelli. Il custode mi vede, si avvicina a passetti. Non sa cosa fare. “Ehi tu…va via da qua…vattene sennò chiamo la polizia”. Io sto fermo, non ho nessuna intenzione di muovermi. L’uomo mi sputa addosso e se ne và: ha compiuto il suo dovere. La polmonite mi ha debilitato, non so quanto tempo camperò. Non voglio pensarci oggi. Saranno le 11 del mattino credo, forse qualcosa dopo. Devo sforzarmi per tirarmi su. Voglio entrare nel luna park e fare un giro. Oggi c’è un bel sole, giornata perfetta per le giostre. Mi trascino tra i quasi conati di tosse. Mi sistemo sulla panchina tra la casa degli spiriti e il Bruco Mela. Davanti a me, la giostra dei cavalli. Arrivano le prime mamme coi bambini, che tirano le maniche dei cappotti materni, tutti eccitati e sognanti. Si scelgono la postazione migliore come se quella fosse la loro, da sempre. Un tepore mi percorre il corpo. Sono stanco. Mi accoccolo sulla panchina. Qualche bambino mi sta indicando alla sua mamma, che gli dice di non guardare e segnare, e lo spinge avanti. La giostra dei cavalli inizia il suo primo giro. La musica è tutta allegria, mille ciondoli e ninnoli che suonano, le voci dei bambini che incitano i loro cavalli di legno ad andare più forte. E sento Sara, vedo Sara mentre gira e spinge il suo cavallo rosa e mentre grida: “Papà papà mi vedi? Vado fortissima, forte più della luce”. “Si che ti vedo amore mio, sei tu la mia luce, sei tutte le luci del mondo”.

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mercoledì 12 dicembre 2007

"Il libro è una specie stravagante" (Beniamino Sidoti)

Il libro è una specie stravagante: da sempre data in via di estinzione, tende a riprodursi naturalmente, generando generi e figliando fogli. I libri si riproducono per lo più in tipografia, dove mediante tecniche di riproduzione a stampa, rendono carta bianca carta potenzialmente inutile. Malgrado questo, di solito, la carta stampata costa più della carta bianca. Il libro si riproduce solitamente in forma asessuata, per meiosi: quando noi abbiamo in mano un libro tendiamo a pensare a esso come a un individuo; niente di più sbagliato: esso è una piccola parte di una grande colonia, di un sistema vivente esteso. Ogni libro, inteso come "titolo", è quindi solo un elemento di una serie di copie identiche che escono contemporaneamente dal luogo di riproduzione per poi cercare il proprio spazio vitale, chiamato (senza troppa fantasia) "libreria". E' nella libreria che i titoli cercano di entrare in competizione con altri titoli. La competizione è spesso cruenta, dato che ogni libreria ha poco spazio per garantire la vita di tutte le singole razze di libro. Alcune librerie hanno organizzato degli spazi per proteggere i libri in via di estinzione, detti anche "reparti", in cui vengono fatti entrare solitamente pochi individui per volta, come accade nei parchi naturalistici. Alcuni di questi libri sono lì per anzianità (e a volte per questo vengono detti "saggi"), altri perché sono detti "di genere" o sono "per ragazzi". Come nella specie umana, infatti, le discriminazioni vengono effettuate per genere o per età. Quando i titoli rimangono troppo a lungo nella loro riserva, iniziano a sparire. Dapprima lasciano quello che è il posto più ambito dai libri, la vetrina; poi abbandonano anche lo scaffale e prima o poi sono destinati a quello che è l'oltretomba dei libri, un luogo terribile detto "macero", una specie di limbo in cui si dice i pensieri si fermino su se stessi, e le pagine girino in tondo. Nessuno, una volta destinato al macero, riesce a salvarsi. Raccontano alcune voci che certi libri, in effetti, riescano a sfuggire al loro destino, e a infilarsi in compiacenti librerie destinati ai fuggiaschi, e lì ricordano a tutti cosa aspetta loro; per questo vengono detti "reminders", coloro i quali ricordano. Altri aggiungono una "a", e dicono "remainders", probabilmente per esorcizzare la potenza del ricordo.

La maggior parte dei libri, invece, compete per una fetta di territorio che pare essere la migliore: esposta alla luce, al passaggio, in una parola alla fuga dalla libreria. I libri sanno infatti che non possono vivere per sempre in libreria, e cercano quindi una possibilità di lasciarla. Dato che non hanno gambe (tutti i libri, in senso tipografico, hanno un certo carattere e un corpo; ma nessuno possiede gambe. Alcuni possono essere libri alla mano, scritti a braccio, di prima mano, perfino scritti coi piedi; ma nessuno possiede gambe. Probabilmente per impedire loro la fuga), i libri devono affidarsi ad altri esseri, che chiameremo lettori (anche se qualcuno li preferisce chiamare "acquirenti"). I lettori sono una specie fragile, sensibile al rischio del macero, e cercano sempre di salvare dei libri dal loro destino; entrano nelle librerie come in un canile o in un orfanatrofio e si fanno irretire dall'aspetto più simpatico. I libri hanno elaborato diverse strategie di sopravvivenza, per cercare di attirare l'attenzione del lettore, per far cadere l'occhio su di sé e non su un altro. I libri che saranno in grado di sopravvivere potranno lasciare in eredità il proprio patrimonio genetico, e generare altri libri simili a questi, in modo che i lettori possano trovare in libreria i libri che più li attirano, sempre simili a se stessi. Esistono comunque fenomeni di mutazione genetica (o filogenetica) che consentono ogni tanto l'apparire di un libro diverso dai precedenti eppure di specie particolarmente resistente. Esistono anche, pare, dei tentativi di laboratorio: per creare libri più interessanti al lettore si cercano incroci fra ceppi di successo, generando individui ibridi e curiosi; tali libri, spesso veri scherzi di natura, hanno però finora avuto vita effimera, a dimostrazione che la riproduzione in vitro è sempre meno efficace della riproduzione in libro.
La natura, come sempre, non smette di sorprenderci con bizzarre e curiose forme di adattamento all'ambiente; in modo darwiniano, per esempio, accanto alle specie dominanti si generano specie parassite: se un libro, ad esempio, conquista spazi di esposizione in libreria (colonne di volumi accanto alle casse, piedistalli in vetrina e altre forme di sfoggio di potere, comuni fra i libri), subito nascono accanto ad esso libri "parassiti", che si propongono come commento o silloge, dizionario o guida. Il fenomeno, curioso, è stato ampiamente studiato: il libro parassita ha di solito vita breve ed effimera, ma può godere ciononostante di una vasta diffusione. Oltre ai libri parassita, esistono curiose forme di libri imitatori: titoli simili, copertine quasi uguali, parole ricorrenti, simili in questo alle forme di mimetismo delle farfalle o di alcune specie di pesci; i libri parassita nascondono spesso carni molto più insipide, e si rivelano assai difficili da liquidare una volta in mano del lettore. Le loro capacità di sopravvivenza devono essere alte, dato che affollano i remainder, cosa che evidentemente deve essere legata alla capacità di evitare il macero. Ancora diverso è il fenomeno della simbiosi: alcuni libri esistono solo grazie al rapporto instaurato con alcuni lettori particolari detti "autori" (vi è chi sostiene che gli "autori" siano un'altra specie, distinta e geneticamente differente dai "lettori". Non entriamo qui in questa questione, peraltro di raffinato interesse). Gli autori (singolare: autore, più raramente "autrice") si vedono in giro solo con una copia del proprio libro, e i libri riescono a uscire dalla libreria solo quando appare l'autore; vi è chi sostiene l'inesistenza dell'autore in assenza del proprio libro, ma anche ciò non è stato provato. Altri libri ancora producono strane tossine, che producono dipendenza nel lettore: non si spiega altrimenti l'accanimento di alcuni lettori nel prendere più e più volte libri particolarmente simili fra di loro, e nel cercare di diffondere il contagio prelevando copie per ogni conoscente e amico. A dimostrazione che tale fenomeno sia legato a qualche malattia è l'esplosione di questa diffusione in periodo invernale, in particolare intorno alle festività natalizie, quando come è noto massimo è il diffondersi delle influenze. Si segnalano anche strani fenomeni di gigantismo: libri particolarmente grossi (o, ancora meglio, suddivisi almeno in trilogie) possono occupare più spazio in libreria e generare strategie tribali di conquista del territorio; dove si vede infatti un volume della trilogia o della serie, compaiono solitamente anche i precedenti. Per altro, è comune anche il fenomeno inverso: la tendenza a rimpicciolirsi; per attirare il debole lettore, infatti, alcuni libri si fanno piccini, in modo da poter stare esposti ove altri non arrivano (accanto alle casse, appesi a un filo, dietro la testa del cassiere). Se in natura la dimensione è solitamente inversamente proporzionale alla diffusione della specie (vi sono al mondo più mosche che elefanti), questo fenomeno non trova corrispondenza nel libro. Gli studiosi ancora discutono sul motivo stravagante: la presenza contemporanea di un medesimo libro in forma minuscola e maiuscola non è stata ancora adeguatamente spiegata.
Ma innumerevoli sono le forme che assume il libro per cercare di uscire dalla libreria, contemporaneamente paradiso e limbo, giardino edenico da cui i libri sanno di dover sfuggire, pena il macero che li attende inesorabile. Esistono molti miti, raccontati nella misteriosa lingua dei libri, su cosa vi sia dopo l'abbandono della libreria. E altrettanti, se non di più, miti sulle origini cosmogoniche della specie del libro e del singolo libro. Purtroppo, permangono molti misteri sul modo in cui i libri nascano e sulla origine reale del libro: alcuni sostengono che dietro ogni libro vi sia un "autore" (anche quando questo non leghi col libro un rapporto simbiotico), altri che vi sia perfino un "editore" (figura mitica che si incarica di raccogliere gli autori per far loro produrre libri, pare). L'unica cosa che i libri sanno è che, se sono fortunati, nel loro futuro c'è un lettore.

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lunedì 10 dicembre 2007

"La guerra di maggio" (inedito di Massimo Bolognino)

Kona pensava e ripensava ai piani studiati per tutta la notte. Questa volta non c'erano dubbi, era stato fatto tutto come si deve, il suo popolo era ad un passo dalla conquista di un pianeta ricco e così poco popolato da lasciare sicuramente quasi tutte le risorse nelle mani della razza superiore, la razza a cui anche lei apparteneva, un popolo di guerriere che non avevano mai avuto paura di nulla. E' bello essere a capo di un esercito così compatto, sai che se i tuoi piani sono corretti, se la tua strategia è giusta, la vittoria da speranza diventa certezza.
Se ... ogni tanto un dubbio assaliva Kona, possibile che quel mondo fosse così vicino, così ricco, così poco popolato ? Ripercorse mentalmente tutto quello che era accaduto negli ultimi giorni. Pochi giorni prima le sentinelle che erano di vedetta ai confini estremi del mondo avevano perso il contatto con Kina. Kina non era certo il meglio che la razza avesse prodotto, era talmente poco seria che doveva cercarsi il cibo da sola, visto che nessuna la voleva nel suo gruppo di ricerca. Anche per questo Kina era piccola, molto più piccola delle altre, ed era stupida, molto più stupida delle altre, ed era anche strana, molto più ... insomma Kina era Kina.
Malgrado queste sue stranezze comunque era pur sempre una Antica, una discendente diretta della Madre di Tutte, quindi era in contato telepatico con le sorelle che si trovavano ad una certa distanza. Ecco perchè anche se Kina era Kina partirono subito le ricerche.

Il mondo delle Antiche era vastissimo. Il sistema delle sentinelle, una ogni 100 lunghezze, faceva in modo che ogni sentinella fosse in contatto con altre otto, era un sistema elaborato nel corso del tempo e si era rivelato il migliore per difendere il loro mondo da eventuali attacchi esterni. A sud e ad ovest il mondo finiva con la barriera, un limite invalicabile che in passato era stato più volte scalato nell'assurda ricerca di nuovi mondi ma che aveva portato solo la morte a chi aveva osato cercare di superarlo.
Kona sapeva che la scienza ora aveva chiarito che quella superficie liscia si estendeva all'infinito fino alle stelle e quindi era stupido ed inutile cercare di superarlo, alla fine della barriera c'era solo la morte !
A nord e ad est invece c'era l'oceano a volte secco e bruciato, a volte con enormi laghi d'acqua. Anche questi limiti erano stati esplorati molte volte nel corso del tempo. Su questi limiti del mondo non era ancora stata detta la parola definitiva. Secondo alcune dopo lunghissimi viaggi si poteva arrivare in altri mondi, secondo altre, come la barriera, si trattava di limiti infiniti senza mezzo di sostentamento. Per la verità Kona era convinta che là da qualche parte ci fossero altri mondi e a sostegno di questa tesi c'erano mille racconti di Antiche che avevano sfidato l'oceano ed erano tornate a volte persino con del cibo.
Non c'erano però prove certe, secondo molte sorelle erano storie senza capo nè coda e la cosa era ancora molto dibattuta. Kona aveva pianificato varie spedizioni "oltre l'oceano bianco" ma senza riuscire mai a convincere la Regina ad assegnarle un esercito e delle vettovaglie per la spedizione. Da un certo tempo poi le cose erano mutate, il clima era sconvolto, il cielo, che per tante generazioni era stato sempre o azzurro o grigio e portatore di piogge era diventato per buona parte verde.
La pioggia cadeva raramente, l'acqua era sempre più scarsa e anche il cibo era diventato sempre più raro. Le Antiche vivevano sottoterra, dove avevano scavato le loro città, dove tenevano il cibo, dove accumulavano acqua e ogni altra cosa che servisse loro. In superficie andavano solo per cercare il cibo o per fare da vedetta o per difendere il loro mondo da un invasore. Il loro mondo quindi erano in realtà due, uno in superficie con valli, montagne altissime, prati, animali, e sopratutto dove si trovava il cibo. Il secondo mondo, molto più tranquillo era il loro mondo sotterraneo che avevano quasi interamente modellato a loro piacere, con le loro case collegate da strade sotterranee, con le zone di accumulo del cibo, con le riserve d'acqua.
Uno dei fatti scientifici che inequivocabilmente aveva permesso di stabilire che la barriera che delimitava il mondo a nord e ad est era infinita verso l'alto, erano stati gli scavi che vennero fatti non molto tempo prima, scavi che avevano permnesso di verificare che la barriera si estendeva all'infinito anche verso il basso. Al contrario studi simili, fatti nei pressi dell'oceano bianco avevano dimostrato che, dopo un notevole dislivello di molte lunghezze, l'oceano, che pareva della stessa consistenza della barriera, finiva e il mondo sotterraneo continuava là sotto come in ogni altra parte del loro vasto mondo.
La cosa più straordinaria era però la strada del cielo.
Praticamente al centro preciso del mondo c'era la strada del cielo. Per molto tempo si era pensato che la strada fosse praticamente immutabile o quasi.
In un certo periodo dell'anno oscurava parte del cielo ma poi tornava presto alla sua condizione normale. Ultimamente invece la strada era diventata enorme e oscurava ormai buona parte del cielo provocando carestie e siccità. Questa enorme montagna, alta diecimila volte più di qualunque altra, era chiamata proprio per questo la strada del cielo : chi era arrivato fino in cima aveva visto le stelle.
Pur essendo infatti straordinariamente più alta di qualunque altra altura del loro mondo le Antiche non si erano certo fatte intimorire ed era stata oggetto di varie spedizioni e conquiste. Kina si era persa proprio mentre era in esplorazione ai limiti della grande montagna e le sentinelle allora la coprivano quasi per intero; molte sorelle avevano trovato vari tipi di cibo proprio esplorando la montagna, che ormai era diventata una delle poche zone dove trovare sostentamento in tutto il mondo delle Antiche.
Kona quella notte dormiva, avrebbe dormito, se ci fosse riuscita, nell'accampamento base, dove l'esercito era stato radunato, a quota tremila lunghezze, proprio nel punto dove iniziava una delle zone ancora inesplorate della strada del cielo. Le sentinelle avevano perso il contatto telepatico con Kina proprio lì, pochi giorni prima e questo poteva voler dire solo due cose : Kina era morta oppure ...
Le ricerche iniziarono subito, sebbene non con grandi speranze e con solo un manipolo di cinque sorelle, queste si avventurarono fino agli estremi di quella zona desolata ma non trovarono traccia di Kina, nè viva nè morta e dopo due giorni di ricerche tornarono alla base a riferire. Kina non era certo una grave perdita per il mondo delle Antiche, era un mondo che contava milioni di sorelle e nella mentalità delle Antiche un individuo era sempre sacrificabile per il bene della collettività.
Quella zona poi era completamente priva di cibo e dopo tre giorni Kina era sicuramente morta. Almeno questo pensavano tutte. Invece al quarto giorno Kina era ricomparsa.
Non solo.
Non era tornata stremata ma era in buona salute anche se delirava di avere scoperto un nuovo mondo. Nessuno le aveva creduto ma, con la carestia che incombeva sulle sorelle e non potendo negare che Kina qualcosa da mangiare doveva pur averlo trovato, venne organizzata una spedizione, questa volta molto più corposa, siccome si cercava del cibo e non più Kina che per fortuna era tornata sulle sue gambe. Si era infatti ipotizzato che Kina avesse, senza volerlo, trovato un qualche deposito di cibo, una fonte alternativa, qualcosa insomma e che, nel suo delirio,avesse deciso addirittura di aver trovato un nuovo mondo. Comunque fosse Kina faceva parte di questa spedizione in quanto, pur nella sua pazzia, era di fatto l'unica che sapeva, almeno avrebbe dovuto sapere, dove fosse il cibo.
Kina condusse le altre venti fino alla fine di quella landa desolata della strada del cielo fino a quando la montagna finiva e finiva su un nuovo, sconosciuto, oceano bianco !!!
Giunti a quel punto la comandante del manipolo decise di stabilire un accampamento e di aspettare ordini per continuare, rimandando tre sorelle a riferire alla prima vedetta. Il giorno seguente ebbero l'ordine di proseguire, e Kina non stava più nella pelle per la gioia, guidò le sorelle attraverso quell'oceano così diverso dagli altri conosciuti. Era un oceano con strane montagne, con molti trabocchetti e una sorella persela vita durante quella prima esplorazione in circostanze misteriose. All'improvviso il cielo si oscurò e Ketta, che era l'ultima della fila lanciò un urlo mentale, tutte le altre si voltarono e corsero da Ketta ma di lei restava ben poco, il corpo dilaniato da una immane forza che non seppero capire cosa fosse. L'entusiasmo calò di colpo ma la spedizione non poteva certo essere interrotta per una perdita. Perdite ne erano state messe in conto e quindi, a testa bassa, quasi senza pensare, continuarono.
Dopo un lungo cammino tra nuove straordinarie cose, mai viste prima di allora, arrivarono nel punto dove secondo Kina c'era un tunnel molto stretto, al di là del quale iniziava il nuovo mondo. In effetti iniziava lì una barriera, simile alla barriera che delimitava il loro mondo. In questa barriera però c'era una piccola discontinuità, appena grande abbastanza perchè una sorella mingherlina ci si potesse infilare e Kina diceva di esserci entrata e si era già offerta per farlo di nuovo. Con lei venne mandata in avanscoperta Kella, la più minuta del manipolo. Kina si infilò per prima, Kella, pur essendo minuta entrò con difficoltà e si ferì nel tentativo di entrare in quel pertugio ma alla fine sparì anche lei alla vista delle altre.
Una nuvola di preoccupazione e di sconforto per tutte le cose ignote e per le tante ancora che potevano esserci, sia in quello strano oceano, sia alla fine del tunnel, avvolse il resto del manipolo, facendo tornare alla mente la triste ed inspiegabile fine di Ketta. Intanto Kina e Kella stavano facendosi strada all'interno della galleria, un anfratto scomodo e stretto ma non esageratamente lungo, ecco che finalmente entrambe sono dall'altra parte. Kina aveva ragione !!!
Non c'era nulla di esagerato nel suo racconto, il nuovo mondo era così diverso dal loro mondo. Era diverso a partire dai colori, dagli odori, insomma era un altro mondo. Ma quello che più conta ...c'era cibo, tanto cibo. Kina portò Kella a vedere il Lago delle Delizie, uno dei posti che aveva scoperto.
In questo lago piuttosto grande c'era cibo addirittura in quantità enormi, infatti era un lago fatto di solo cibo !!!
Come era stato loro ordinato assaggiarono un po' quà e là, fecero un'ispezione solo della zona immediatamente vicina al tunnel e si accinsero a ritornare. Era passato un tempo che a loro sembrava brevissimo, affascinate com'erano, una dall'aver dimostrato che aveva detto al verità e l'altra dall'aver visto il Nuovo Mondo, come già lo aveva soprannominato. Dall'altra parte del tunnel invece il tempo passato era stato tantissimo e l'apprensione e la paura erano aumentati a dismisura. Nessun segno, nessuna sorella ancora uscita dal tunnel, nulla di nuovo.
Quando finalmente Kina e Kella uscirono alla vista delle sorelle fu come se tutte insieme avessero respirato dopo aver trattenuto il fiato dal momento in cui erano sparite alla loro vista. Nessuna di loro chiese nulla, ma anche solo dal fatto che Kella non si lamentava, anzi quasi non si accorgeva nemmeno di essere ferita capirono che qualcosa di grande, misterioso e importante si trovava dall'altra parte del tunnel.
Come era nei piani la spedizione fece ritorno alla base e già in serata Kella riferiva alle Alte Comandanti dell'esercito quello che avevano scoperto.
"Il solo lago delle delizie contiene cibo per un mese, forse per un anno, per tutte noi". Kella era una sorella affidabile, non era Kina e la sua testimonianza convinse subito le Comandanti che doveva essere mandata una seconda spedizione. Per prima cosa occorreva allargare il tunnel e secondariamente bisognava restare abbastanza a lungo per scoprire se ci fossero degli abitanti del Nuovo Mondo e se era possibile muovere una guerra di conquista e prendere il controllo di quel luogo così ricco di cibo.
Una notizia così importante in un mondo dove tutte sono telepatiche impiegò solo pochi secondi per essere diffusa e il giorno seguente un esercito di mille sorelle era già pronto per la seconda fase della missione. Tra di loro c'erano esperte del genio, c'erano operaie, c'erano insomma tutte quelle che dovevano servire per fare un lavoro ben fatto. All'alba si cominciarono i lavori sul tunnel e alla sera era già stato allargato abbastanza per permettere che due colonne di sorelle potessero una entrare e una uscire contemporaneamente. Le Antiche erano un grande popolo e quando iniziavano un'impresa lo facevano sempre nel migliore dei modi.
Tutto il loro mondo era stato messo in allerta per quello che si preannunciava il più grande sforzo bellico della loro lunga storia. Un grande sforzo che avrebbe permesso però di lasciarsi alle spalle per sempre il demone della carestia. Un giorno intero di permanenza e di esplorazione nel Nuovo Mondo aveva tranquillizzato anche le alte sfere dell'esercito. Non c'erano molti abitanti nel Nuovo Mondo. Solo alcuni animali che si tenevano per lo più alla larga. L'unica presenza inquietante era la Montagna che si Muove. Così era stata soprannominata perchè era a tutti gli effetti una enorme montagna, grande come non ce n'erano altre al mondo, cioè nel Vecchio Mondo, a parte la Strada del Cielo ovviamente.
Ma la particolarità della montagna era che a volte si spostava e prendeva varie forme. Si trovava spesso vicino al lago delle delizie e pareva addirittura viva !!!
Ma anche la montagna che si muove alla finesi era rivelata innocua, bastava scappare quando era troppo vicina e non c'erano altre conseguenze.
Le perdite erano state dunque esigue per non dire nulle e già erano cominciati i lavori per trasportare il cibo dal Nuovo Mondo verso il vecchio.
Le comandanti dell'esercito e in particolare Kona erano però sospettose, a molte sembrava impossibile che fosse tutto così facile. Alla fine il Gran Consiglio con a capo la Regina stessa aveva deciso di invadere il Nuovo Mondo con un esercito vero e proprio, stabilire delle basi, mettere le vedette e prenderne possesso. Se fosse stato necessario combattere, ebbene per tutto quel cibo ne valeva veramente la pena !!!
Kona si tranquillizò, domani c'era da iniziare una conquista, non una guerra vera e propria : mancava il nemico !
Tutto era pronto.
Sotto il suo comando c'era un esercito di centomila Antiche. Era un esercito invincibile ! Centomila ... le migliori centomila Antiche, non centomila a caso !
Il giorno seguente l'esercito si mosse alla volta del Nuovo Mondo. Per prima volle entrare Kona.
Al di là del tunnel però si trovò in un mondo molto più luminoso e rumoroso di quello che aveva riferito quella Kella, ma si sà, non era nell'esercito, quindi non era molto più affidabile di quanto lo fosse Kina. Le truppe entrarono e le Antiche presero il controllo di una vasta area di molte e molte lunghezze.
Si misero a controllare i punti strategici, e cominciarono ad essere assegnati i posti di vedetta. Per molto tempo la conquista proseguì senza incontrare la benchè minima resistenza e l'esercito prese il controllo assoluto del Lago delle Delizie dove diecimila sorelle cominciarono il lungo lavoro di trasferimento del cibo verso il Vecchio Mondo. Kona guardava le operazioni da un'altura e disse alla sua vice. "Forse dovremmo trasferirci qui, nel Nuovo Mondo". "Mi pare un po' presto per dirlo Kona, non siamo ancora così sicure di quello che può succedere". "Sento che avremo un grande futuro, questa terra è ricca, il cibo abbonda, perchè fare questo enorme sforzo di portare tutto laggù nel Vecchio Mondo ?".
Poi, imprevista, imprevedibile, incredibile, d'un tratto arrivò la fine del mondo. La fine del Nuovo Mondo !
Kona non capì, non seppe reagire, accadde tutto troppo all'improvviso. Il Lago delle Delizie volò da solo, nel vuoto. Migliaia di sorelle morirono in pochi secondi, mandando strazianti segnali telepatici. Kona perse immediatamente il controllo della situazione perchè non sapeva che ordini dare e le menti di tutte le sorelle erano sommerse da urla telepatiche di dolore e di morte. Dopo ore di ritirate, battaglie, fughe, contro un nemico invisibile, che arriva da ogni parte, che uccideva una o mille sorelle alla volta, tutto l'esercito era in ritirata.
Si poterono solo contare i morti di quella assurda e avventata impresa. Quasi ottantamila sorelle alla fine erano o morte o disperse. Il nemico aveva distrutto, non si sa come, una parte della Montagna del Cielo e la via per il Nuovo Mondo non era più percorribile. Ora si temeva che un nemico così forte, così imprevedibile potesse cercare di distruggere e conquistare anche il loro mondo.
Kona.
Kona fu processata per incapacità e venne condannata ai lavori forzati a vita. Quello che sembrava essere il primo giorno di una nuova era si era trasformato in una immane tragedia per le Antiche, un monito che si sarebbe tramandato per generazioni e generazioni.
Proprio mentre la giuria leggeva la condanna di Kona, nel Nuovo Mondo si sentirono queste strane voci:
Marta:"Maaaaaaaaaaaaaaaaxxxxxx !!!"
Max:"Ehh?"
Marta:"Oggi ho fatto una strage !!!"
Max:"Che hai fatto ?"
Marta:"Andiamo via due giorni e quando torniamo : un disastro ..."
Max:"Ma che disastro, mi spieghi cosa è successo ?!?!"
Marta:"Avrò ucciso centomila formiche : avevano invaso la cucina, la ciotola del gatto era p-i-e-n-a !"
Max:"Ahhhhhh ... sei la solita esagerata, centomila, sì, millemilamiliardi di formiche ... come no !"
Marta:"Erano millemila, giuro ! Mi sa che salgono sull'albero che c'è in mezzo al cortile e passano dal ramo che si appoggia al balcone; ne ho strappato un ramo."
Max:"Ecco, sì, hai ragione, entrano dal buco dove passa il tubo del gas. Adesso spruzzo l’insetticida dentro il buco e domani facciamo potare l'albero".

Continua...

domenica 9 dicembre 2007

I due Macachi ... finalmente


Dopo tante promesse, finalmente apro il blog-cafè letterario "I due macachi", destinato a tutti gli scriptiani che vogliono provare l'ebbrezza di pubblicare qualcosa di loro sul World Wide Web ...
Finalmente è anche venuto il momento di soddisfare la curiosità di chi (vero Ben, vero Dany?) si domandò più e più volte cosa volesse dire il nome "I due macachi".
Facciamo un po' di storia ... A Parigi, nel 1812, fu aperto, all'angolo di Rue de la Seine, un "magasin de nouveautés", praticamente un negozio dove si vendevano oggetti provenienti da ogni parte del mondo. Dalle due statue cinesi che facevano bella mostra di loro nel salone, il negozio fu chiamato "Les deux Magots", e sul significato di questa parola, abbiate pazienza, ma torneremo poi.

Circa sessant'anni dopo il magasin fu trasferito di fronte all'abbazia di Saint Germain des Prés, nella piazza omonima. Una dozzina d'anni dopo il locale cambiò destinazione ... da emporio divenne un café con mescita di liquori, frequentato da Verlaine, Rimbaud e Mallarmé, che là andavano a consumare la "fée verte", l'assenzio.
Il nome del locale rimase invariato, visto che le due statue erano rimaste al loro posto. Il caffè fu sempre frequentato da un pubblico di intellettuali, pittori e scrittori: tra i suoi habitués ricordo Picasso, Hemingway, Breton, Sartre, Simone De Beauvoir, Gide, Prévert ...
Il café Les deux Magots fa ancora bella mostra di sé in Place de Saint Germain des Prés.
Veniamo adesso al significato della parola "magot" che, in francese, indica una grottesca figurina di porcellana, o una scimmia, il Macaca sylvanus o macaco berbero, unico primate di questo genere vivente sul continente africano.
Volevo che questo blog avesse un nome in qualche modo evocativo, e chiamarlo "Le due grottesche figurine di porcellana" mi sembrava quantomeno inappropriato ... e quindi ... ecco "I due Macachi".
Mi sembra doveroso dare alcune istruzioni per l'uso ... per il momento posso postare solo io, e, quindi, chi vuole pubblicare deve scrivere all'indirizzo concorsoscripta@gmail.com, allegando il materiale da pubblicare. Questa modalità è del tutto provvisoria, tanto che chi volesse scrivere con una certa frequenza può chiedermi di essere aggiunto alla lista degli autori.
I commenti sono pubblici, non moderati e anonimi, il che significa che chiunque può commentare un post, che non è moderato preventivamente e che, se vuole, può anche restare anonimo ... per favore, non mi fate rimangiare questa scelta.
Divertiamoci!!!

Mago

Continua...